DON G. MINZONI


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Targa sul monte Zebio a ricordo di Don Minzoni

Il Comitato per le Celebrazioni dell’80° anniversario della morte di don Giovanni Minzoni, in collaborazione con il Club Alpino Italiano, sezione di Argenta, ha promosso per sabato 27 settembre 2003 una visita al Monte Zebio, sull’altipiano di Asiago, uno dei campi di battaglia dove don Minzoni operò come Cappellano militare del 255° Reggimento Fanteria Brigata Veneto e dove il 10 giugno 1917 ebbe il suo "battesimo di fuoco". Emilio Lusso così scrisse sul libro "Un anno sull’altipiano", pubblicato da Einaudi nel 1945: "Il 10 giugno, la nostra artiglieria aprì il fuoco alle 5 del mattino.La grande azione, che andava per 50 km, da Val d’Assa a Cima Caldiera era iniziata. Sull’altipiano d’Asiago, comprese le bombarde pesanti da trincea, non v’erano meno di mille bocche da fuoco. Un tambureggiamento immenso, fra boati che sembravano uscire dal ventre della terra, sconvolgevano il suolo. La stessa terra tremava sotto i nostri piedi. Quello non era tiro d’artiglieria. Era l’inferno che si era scatenato. Ci eravamo sempre lamentati della mancanza di artiglieria: ora l’avevamo, l’artiglieria. L’artiglieria nemica controbattè, con grossi calibri, le nostre batterie, ma non tirò sulla prima linea. Sulla nostra prima linea tirò solo la nostra artiglieria". Dopo alcuni giorni, conclusasi in modo nefasto le inutili e ripetute azioni di assalto, in salita ed all’assoluto scoperto, infatti la Brigata Veneto perse 378 uomini, don Minzoni scrisse all’amico e insegnante don Giovanni Mesini: "Ho avuto il battesimo del fuoco, violento e fantastico. Sin dal primo giorno mi sono messo a sangue freddo e rassegnato alla volontà di Dio: ciò mi ha giovato per sostenere ogni disagio e per poter girare sempre fra i pericoli. Il giorno 10 fu una giornata d’inferno. Si girava fra un vortice di scoppi di granate, grossi calibri e bombarde; non m’è successo nulla.Una scheggia caduta a 20 centimetri e una granata a gas cui ho riparato con la maschera. I vestiti sono divenuti gialli. Poveri morti! Che scene! I nostri soldati hanno sostenuto troppe fatiche; ieri notte improvvisamente ci hanno dato il cambio, ma per pochi giorni. In questi giorni ci puliamo e cerchiamo di ritornare in coscienza. Ieri sera gli ufficiali si sono compiaciuti, perché sono sempre stato a contatto dei combattenti. Ho fiducia di essere protetto e quindi mi faccio animo. Consegni la qui acclusa a mio fratello all’albergo, non alla mamma".

A ricordo di queste giornate, dopo 85 anni, gli Argentani hanno voluto ritornare sui luoghi di questa tragica epopea. Don Tullo Toschi ha celebrato, in mezzo alle trincee oggi in parte ripristinate per uso didattico, una toccante messa al campo partecipata da oltre una cinquantina di persone. L’elmetto del martire era posto a lato del messale. Nel paesaggio brullo la memoria dei presenti era rivolta a quei giovanissimi soldati di entrambi le parti, gettati al macello. Il suono del silenzio, al momento della Consacrazione, ha reso ancora più commovente la cerimonia. La delegazione si è poi trasferita in una postazione vicina dove, i ragazzi del Club Alpino Italiano di Argenta, avute le necessarie autorizzazioni dal Comune di Asiago, hanno collocato una targa a ricordo dell’allora Cappellano militare don Giovanni Minzoni. Nella stessa viene pure ricordato la data del 15 giugno 1918, dove don Minzoni è stato decorato della Medaglia d’Argento al Valore Militare nella vittoriosa controffensiva del Piave. Come pure quella del 23 agosto 1923 data dell’assassinio del Martire. In calce, a ricordo, viene citata la Comunità di Argenta.

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