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Storia di Argenta

(Da "L’Argine", a.X,n.43,6 novembre 1954)

Passato l'attuale drizzagno del Reno, che noi ci ostiniamo a chiamare ancora col vecchio nome di Po di Primaro, poco distante dall'argine destro ed in mezzo all'acquitrino s'innalza tuttora e sfida il tempo l'antica chiesa della Pieve. Sul suo portale marmoreo son scolpite le raffigurazioni dei mesi dell'anno e, nella lunetta, il martirio di S. Giorgio. La più antica testimonianza di Argenta cristiana ed è forse la più antica chiesa dedicata al martire protettore di Ferrara, che esista in territorio da secoli dipendente civilmente dalla città tense. E' stato scritto in passato, che qui sorgeva il primitivo abitato argentano e che da qui esso fu trasportato sulla sinistra del fiume per opera del vescovo ravennate s. Esuperanzio, che fu il predecessore di Giovanni I, il quale morì nel 494. Già il Frizzi dimostrò infondata questa pretesa ed ancor oggi si discute quali siano ed a che epoca risalgano le origini della città antichissima. In questi giorni, in cui si parla tanto di Spina e delle sue necropoli, val la pena ricordare che c'è stato chi ha sostenuto esser Argenta di fondazione spinetica ed il suo nome derivare dall'Argenta di Tessaglia, di cui parla Tito Livio? Noi non possiamo pretendere di tracciare in brevissime note nemmeno un profilo della storia argentana, cui il canonico Francesco Bertoldi, nel sec. XVIII, ha dedicato parecchi volumi con amore di figlio. Ma cominceremo col fare un'osservazione previa. Lo storico Agnello, nel sec, IX, tracciando la vita dell'arcivescovo suo omonimo, vissuto nella seconda metà del VI secolo, scrive che egli acquistò, per la sua chiesa di Ravenna, dei fondi rurali, che si chiamavano "Argentea" e quivi edificò dalle fondamenta il "monasterium S. Georgii". E' il ricordo più antico che noi possediamo di un edificio di culto costruito in diocesi nostra, ma fuori delle mura della città episcopale. Queste campagne facevan forse parte delle donazioni di beni ariani fatte dall'imperatore Giustiniano all'arcivescovo Agnello. Il "monasterium" o chiesa servita da un solo sacerdote, diverrà più tardi un centro di non scarsa importanza nella vita della diocesi ravennate e nel 1022 lo ritroviamo ricordato col titolo di pieve. Dovette avere sino dall'origine una sua decorazione musiva, perchè lo storico Agnello ci dice che vi era effigiato il vescovo edificatare, ed al periodo iniziale, secondo me, risale anche l'altarino marmoreo recentemente ricomposto. Più tardi la parrocchialità di questa pieve passò ad un'altra chiesa, ma gradatamente. A S. Nicolò, il cui più antico ricordo documentato risale all'anno 1126 e vien detto "in burgo"; la medesima carta dell'archivio arcivescovile di Ravenna menziona pure un'altra chiesa: "S. Maria de castro Argente", e "in castro Argente" vien chiamato anche San Nicolò in una pergamena del 1223, in cui si dice che la S. Maria era distrutta. S. Nicolò in quell'anno è già officiato da un suo collegio di sacerdoti, che viene chiamato "capitolum", ma nel 1247 noi troviamo noninato un certo Galgario, il quale si fregia ancora della qualifica di arciprete della pieve di S. Giorgio. Allora vien da domandarsi, se invece di continuare a sostenere che la primitiva Argenta si trovava sulla destra del Po, non debba piuttosto pensarsi che la chiesa del sec, VI, divenuta poi pieve, appunto perchè costruita sui possedimenti rurali degli arcivescovi di Ravenna, non sia sempre rimasta al di fuori di quell'agglomerato urbano del castello argentano, venutosi formando pian piano. E quando ormai gli abitanti trovarono scomodo andare alla vecchia chiesa pievana, la cu ra d'anime si era cominciata ad esercitare, come in chiesa sussidiaria, prima in S. Maria, poi in S. Nicolò, sino a che il trapasso divenne definitivo. Ciò potrebbe esser confermato dal fatto che solo nel 1262 l'arcivescovo Filippo ordina di trasferire il fonte battesimale in S. Nicolò. Di questa chiesa, divenuta il centro spirituale di Argenta, noi sappiamo che fu consacrata il 24 gennaio 1122; l'arcivescovo s. Rainaldo, che quivi tenne un Concilio provinciale nell'anno 1314, nel novembre 1319 ne consacrò l'altare maggiore, forse allora rinnovato. Traccie di questo edificio primitivo son rimaste sino a 10 anni fa, incorporate nel tempio più recente, i cui lavori erano stati eseguiti nel 1545 ed inaugurati nell'ottobre 1577. Della dignità di questa chiesa parlano turti gli storici ravennati ed argentani. Nel 1590 l'arcivescovo Boncompagni, che già vi aveva istituita la prebenda teologale, la dichiara prima e principale chiesa della diocesi, dopo la basilica metropolitana. Nel 1749, il suo capitolo collegiale, che dall'arcivescovo Aldobrandini ebbe le sue Costituzioni, si vide riconoscere il diritto di precedenza su quello di Portomaggiore e nel 1844 Gregorio XVI arricchì di distinzioni e privilegi canonici ed arciprete. Prima della "liberazione" alleata anche Argenta fu "liberata" dalle sue chiese, insigni per storia e per arte. Assieme al Duomo, cadde pure l'altro tempio, che nella vita argentana aveva avuto un posto eminente: S. Giacomo, la cui prima memoria è in un documento del 1169, che lo chiama "novam cappellam": un'epigrafe del tempo diceva la chiesa eretta nel 1160. E' ormai sparito pure il "S. Francesco", sede dei Frati Minori sino dal 1393. Con funzione definitivamente mutata e mutilata nelle sue opere d'arte è sopravvissuta all'urto bellico la chiesa di S. Giovanni, già celebre per il magnifico coro ed edificata negli anni 1598-99 sulle rovine di un antico ospedale per pellegrini. Anche in piedi, sebbene profanata, la chiesetta di S. Lorenzo, innalzata dai Cappuccini a metà del sec. XVI, mentre della bella chiesa di S. Croce non si ha che la facciata dell'Aleotti. Entro il perimetro dell'abitato già intramuraneo, delle vecchie chiese, erge ormai sola al cielo la guglia maiolicata del suo campanile quella di S. Domenico, presso cui ebbero convento i frati Predicatori. Le linee quattrocentesche di severa eleganza, gli avanzi degli affreschi di Nicolò Rondinelli,pittore ravennate, sono un muto, continuo rimprovero per chi lascia andare a completa rovina un insigne monumento. A chi scende verso Argenta dal ponte della Bastia o della Bastiglia (come e segnato nelle vecchie carte), oggi come in passato da il saluto la chiesa innalzata dagli argentani in onore di Maria. La "CelIetta", la cui costruzione fu iniziata nel 1607 per impulso del card. Pietro Aldobrandini, è risorta dalle sue rovine nelle magnifiche linee architettoniche volute dal Balestri e dall'Aleotti. Oltre Po la pieve nella semplicità della sua fonna tardo-bizantina. S. Giorgio e S. Maria, ora come ai tempi lontani: essi rimangono i due edifici che soli richiamano ad un passato di grandezza, di gloria, di fede nel nome del martire di Cristo e di Maria, regina e madre.

(Il testo da: Mons. Mario Mazzotti, Itinerari della Sacra Visita, Ravenna 2003)

 

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